S. Stefano di Sessanio è un borgo medioevale fortificato edificato tra le montagne dell’Abruzzo ad oltre 1250 metri di altitudine, all’interno del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. L’attuale configurazione urbana del borgo si costituisce in pieno Medioevo quando si sviluppa il fenomeno dell’incastellamento: un paesaggio insediamentale caratterizzato da abitati d’altura, circondati da un perimetro murario fortificato che restano ancor oggi uno degli elementi storico-topografici maggiormente caratterizzanti l’immaginario del paesaggio italiano.
L’integrità tra territorio e costruito storico si è conservata residualmente in alcuni borghi incastellati della montagna appenninica proprio a causa del loro spopolamento, nel più generale contesto di depauperamento del meridione, abbandono della montagna ed emigrazione delle sue genti.

Borgo di Santo Stefano di Sessanio, é diventato il progetto Sextantio. Progetto di recupero di un borgo abruzzese da parte di un privato, 29 alloggi recuperati per farne un albergo diffuso. Dice Nunzia Taraschi, che per Sextantio si occupa degli aspetti culturali ed antropologici, che per il recupero degli immobili non non sono stati scelti metodi di restauro particolarmente innovativi dal punto di vista energetico ma le tecniche non sono state casuali. La ricerca si é basata sulla scelta di materiali, legno e pietre, fedeli alla struttura originaria, anche il consumo energetico, per quanto non basato su fonti rinnovabili, é limitato.

Il progetto dunque é sostenibile nella misura in cui non é invasivo e segue una filosofia particolare.

Aggiunge una nota la Taraschi alla domanda del giornalista sul fatto che il progetto sia replicabile in altre zone: l’energia e lo sforzo economico richiesti per partire sono difficili da trovare altrove. Tuttavia Sextantio é replicabile, l’idea é sempre quella di agire su borghi che hanno un patrimonio “minore”, radicato più che in particolari aspetti artistici, su una cultura materiale da valorizzare.

Il progetto di recupero e ridestinazione ricettiva di S.Stefano di Sessanio (albergo diffuso) ha introdotto inedite procedure per conservare l’integrità di questo borgo storico e del paesaggio circostante mediante specifici accordi con gli enti territoriali (Comune/ Parco Nazionale). L’obiettivo finale è che, almeno in questo caso, la ridestinazione turistica non comporti inevitabilmente la perdita delle identità territoriali. Il progetto nella sua parte privata prevede la conservazione delle destinazioni d’uso dell’originaria organizzazione domestica, l’occultamento degli impianti e della tecnologia, l’uso esclusivo di materiale architettonico di recupero, l’uso esclusivo dell’arredamento povero della montagna abruzzese.

Questo approccio di tutela si spinge fino alla conservazione di quelle tracce del vissuto, e del vissuto povero, sedimentate negli intonaci e nelle stratificazioni del costruito, per preservare, nei segni di sofferenza del tempo, nelle tracce di un vissuto antico, l’anima più profonda e autentica di questi luoghi.

Quello che leggete qui sopra é parte di un articolo a firma di Giovanni Pietrangeli su Dislivelli di dicembre/gennaio 2015/2016 e in parte riportato dal sito dell’albergo diffuso http://santostefano.sextantio.it/it/

Ma soprattutto, quello che leggete, é un invito ad andarci e poi a considerare che la sostenibilitá non é sempre e solo un esercizio tecnologico o una questione di classi energetiche ma anche un modo di affrontare il recupero e la salvaguardia con cura e attenzione e con una piccola parte di cuore non incasellabile in programmi di calcolo.